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Consigli pratici - 3° parte

Suggerimenti
CONSIGLI PRATICI PER LA GESTIONE DEL MALATO DI SLA - 3° PARTE




A volte anche i piccoli accorgimenti consentono di migliorare la qualità della vita dei nostri malati (ed anche quella dei caregiver).
Negli esempi che seguono vi propongo due semplici soluzioni che apportano alcuni vantaggi da non sottovalutare.

*****

1. Quando la salivazione è abbondante e richiede la costante presenza di carta assorbente o garza fra le labbra del malato per evitare sgradevoli bave si può intervenire con il consueto "fai da te".
Necessitano: una fettuccia elastica morbida, ideali sono quelle delle mascherine usate per l'aerosolterapia e che dispongono già di una punta rigida alle estremità (simile a quella presente nelle stringhe per le scarpe), non disponendo di detta fettuccia si può utilizzare un elastico molto morbido largo 5-6 mm, irrigidendo le estremità con un doppio giro di nastro adesivo (lo scotch). Un pezzetto di tubo di silicone morbido (A) del diametro di 5-6 mm e lungo 30-35 mm nel quale praticheremo due fori passanti con una forbice o meglio ancora con un ago arroventato, consentirà di trattenere a frizione la fettuccia elastica.
Una garza da 36 x 40 cm opportunamente piegata completa la dotazione.
Fate scorrere la fettuccia elastica dietro la nuca del malato, inseritela nella garza piegata che verrà posizionata fra le labbra del malato, infilate il capo libero nel foro del tubetto (l'altro capo l'avrete già infilato prima di far scorrere la fettuccia dietro la nuca), regolate la tensione sulla base del giudizio del malato ed il gioco è fatto.
Starnuti, sbadigli, colpi di tosse non saranno più causa di caduta della garza, anche in vostra assenza.
Due immagini per documentare il facile intervento.

     


     Foto 1: il materiale  --    -------------Foto 2: indossato



2. Non sono riuscito ad appurare se in commercio esistono soluzioni idonee, ma considerando la facilità con cui ho risolto il problema non ho ritenuto opportuno approfondire le indagini.
Rispetto alla situazione presente nella PEG di primo impianto, la lunghezza della sonda di ricambio risulta estremamente ridotta, poco più di una dozzina di centimetri.
Ciò comporta che per certi interventi è necessario movimentare e scoprire molto il malato creandogli disagio specie quando avviene in ambienti e momenti climatici sfavorevoli. Con la sonda che fuoriesce dalla camicia o dalla maglia al disopra della spalla l'intervento è molto più pratico; si pone pertanto l'esigenza di disporre di una adeguata prolunga....detto, fatto.
Necessitano: un tubetto di silicone morbido per prodotti alimentari del diametro di 5 mm  (la lunghezza la determinate con un certa abbondanza, 30 cm almeno, tagliare si fa sempre in tempo), un adattatore a Y (quello normalmente fornito di ricambio) ed il cono terminale di una sacca già utilizzata per la nutrizione. Ora svitate il cono terminale (Fig. 1),  infilate con forza il tubetto di silicone sul condotto (A) che vedete all'interno del cono (per maggior sicurezza potete mettere una goccia di collante, anche se tirando il tubetto di silicone si stringe sempre più intorno al condotto), l'altra estremità del tubetto di silicone la infilate nell'attacco ad invito dell'adattatore ad Y (Fig. 2)  e la prolunga è pronta per il collegamento alla sonda.
Per ulteriore precauzione, considerando che il collegamento "cono terminale prolunga/adattatore sonda" resta coperto dagli indumenti, potete sempre fissarlo con un cerotto.
Anche qui alcune immagini illustrative.

 



   
 Foto 1: il cono terminale svitato---             ....Foto 2: la prolunga pronta da montare



Parma, 28.10.2014

 
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